La struttura metrica del verso Endecasillabo

Aggiornato il 05 Giugno 2020

La struttura metrica del verso Endecasillabo

L'endecasillabo è sicuramente il mattone più importante dalla poesia in metrica italiana. I più grandi poeti della nostra penisola, compresi i padri della lingua italiana, hanno largamente utilizzato questa struttura metrica nei loro componimenti. Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giacomo Leopardi, solo per citarne alcuni, hanno spesso composto le proprie liriche proprio in endecasillabo. E questo verso, è anche quello caratteristico del sonetto.
Il nome "endecasillabo" (plurale: "endecasillabi") potrebbe forse erroneamente far pensare che sia sempre caratterizzato dall'essere formato da undici sillabe. Ma attenzione: non sempre è così, la sua struttura puù assumere varie forme. Così ad esempio l'endecasillabo tronco è composto da dieci sole sillabe. In altri casi, invece, il numero di sillabe è superiore a undici. Allora come si può riconoscere senza dubbio un endecasillabo? E' semplice: la caratteristica peculiare di questa importante struttura metrica, è quella di presentare l'accento principale sulla decima sillaba metrica. Ecco un piccolo schema riassuntivo che potrà forse essere utile a rendere più chiario ciò che abbiamo fin qui detto:
  1. Endecasillabo piano: in questo caso le sillabe sono undici. L'ultima parola è accentata sulla penultima sillaba.
    Esempio:
    sfuma dorata intorno ogni sarménto (G.Pascoli).
  2. Endecasillabo tronco: qui invece, come avevamo anticipato, le sillabe sono dieci. L'ultima parola presenta l'accento sull'ultima sillaba.
    Esempio:
    mi balzarono incontro e mi guardàr (G.Carducci).
  3. Endecasillabo sdrucciolo: le sillabe sono più di undici. Nell'ultima parola l'accento è sulla terzultima sillaba.
    Esempio:
    la gallina scotendo l’ali strèpita (G.Carducci).
  4. Endecasillabo estremo: in questo caso le sillabe possono addirittura essere più di quindici. A seconda di dove cade l'accento sull'ultima parola, che in questo caso sarà sicuramente prima della terzultima sillaba.

Per essere chiari, quando parliamo dell'accento dell'ultima parola, ci stiamo naturalmente riferendo al decimo accento dell'intero verso.

Ma se a caratterizzare l'endecasillabo è la posizione dell'accento principale, a cambiare la musicalità al verso è quella degli accenti secondario e terziario:

  1. Endecasillabo a maiore

    l'accento secondario cade sulla sesta sillaba.
    A maiore di seconda. Il terzo accento è sulla seconda.
    A maiore di terza. Accento terziario sulla terza sillaba.
  2. Endecasillabo a minore

    l'accento secondario è sulla quarta sillaba.
    A minore di ottava. Terzo accento sull'ottava.
    A minore di settima. Terzo sulla settima.

Vediamo un paio di esempi:

"guardàrti dritto agli òcchi mentre pàrli"
Come si può vedere in questo caso abbiamo gli accenti primario, secondario e terziario rispettivamente sulla decima, sulla sesta e sulla seconda sillaba. Si tratta quindi di un endecasillabo a maiore di seconda.

"ora che infìne il mio pèzzo mancànte"
Qui, l'accento primario è sulla decima sillaba metrica, il secondario sulla quarta e il terziario sulla settima sillaba. Sarà allora un endecasillabo a minore di settima.

In fondo alla pagina trovi il link a due poesie in endecasillabo.

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