Poesie in Rima

Aggiornato il 17 Dicembre 2018

Poesie in Rima

Le "poesie in rima" hanno caratterizzato la letteratura italiana sin dalle origini e sicuramente fino al Rinascimento, quando per la prima volta ha fatto finalmente capolino nel panorama poetico il verso sciolto. Fino a questa rivoluzione poetica, infatti, la rima è stata quasi unanimemente riconosciuta come l'elemento caratterizzante la nostra poesia.

Ma cos'è esattamente la rima? Non è altro che quell'identità di suono che si ha in due parole, nella parte finale di esse. Per essere più precisi, dall'accento tonico in poi. Ovviamente, perché si possa parlare di "rima", le due parole rimanti devono trovarsi alla fine di due versi, che all'interno della poesia non siano troppo distanti tra loro.

Per capire meglio cosa sia la rima, possiamo esaminarne alcune forme, passando in rassegna le principali strutture in base alle quali può essere classificata.

Un primo tipo può essere individuato distinguendo fra poesie in rima perfetta, dove le parole terminano in modo esattamente identico (ad esempio: intorno-contorno) e poesie in rima imperfetta, in cui l'identità non è assoluta. Più precisamente, di quest'ultimo esistono due varianti: la consonanza, caratterizzata dalla presenza di consonanti uguali ma vocali diverse (come dare-odore) e l'assonanza con vocali uguali e consonanti diverse (per esempio passare-sale).

Una seconda classificazione distingue invece fra rima piana dove l'accento si trova sulla penultima sillaba del verso), rime sdrucciole nelle quali l'accento si trova sulla terzultima sillaba) e rima tronca che presenta l'accento sull'ultima sillaba).

Si parla di rima ricca quando l'identità si estende alla consonante che precede la vocale tonica (lo è anche la cosiddetta rima leonina). Esistono anche casi in cui la rima consiste nella ripetizione dell'intera parola. Questo si ha solitamente nella sestina, dove le sei parole (chiamate parole-rima) che chiudono i versi della prima stanza, si ripetono anche nelle successive cinque stanze, nonché nel commiato. Si parla infine di rima equivoca, quando le parole rimanti sono omofone: ad esempio si fa rimare il sostantivo "porta", con "egli porta".

Infine c'è la classificazione più conosciuta. In essa si parla di rima alternata per indicare lo schema nel quale le rime si ripetono secondo la forma ABAB CDCD, di rima baciata quando lo schema è AABB CCDD, di rima ripetuta se l'ordine è ABC ABC, di rima incatenata laddove la struttura assume l'aspetto ABA BCB CDC, di rima incrociata se la ripetizione è ABBA CDDC e di rima invertita qualora la forma sia ABC CBA.

Tutti questi tipi di rima, combinati in vario modo nella poesia italiana, hanno dato vita a varie strutture poetiche. A titolo esemplificativo ma non esaustivo, si pensi al sonetto, nel quale i versi sono organizzati secondo uno schema che prevede due quartine seguite da due terzine, in cui le rime si possono disporre secondo schemi di vario tipo: 1) ABAB ABAB CDE CED, 2) ABAB ABAB CDE CDE, 3) ABAB ABAB CDC DCD, 4) ABAB ABAB CDC ECE, 5) ABAB ABAB CDE EDC. Ed esistono anche casi in cui questo tipo di componimento si apre non con rime alternate, ma con due quartine a rima incrociata ABBA ABBA. Per esempio, è strutturato secondo lo schema ABBA ABBA CDE EDC, il famoso sonetto che Dante dedica a Beatrice nel capitolo XXVI della Vita Nova.

Quanto sopra riportato ci permette di avere un'idea generale su cosa siano le rime e su quanto vasto sia il loro mondo. Il quadro esposto, infatti, è lungi dall'essere esaustivo, poiché esistono numerose strutture e altri tipi di classificazione.

Ad ogni modo, qualunque forma assumano le rime e qualsiasi ordine esse assumano all'interno della poesia, non si può negare come esse abbiano la capacità di donare una musicalità fondamentale e del tutto unica alla lirica.
Soprattutto se arricchite dall'armonia ritmica di una delle tante strutture metriche a disposizione del poeta, quali potrebbero essere per esempio il dodecasillabo o l'endecasillabo.

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